Adesso tocca a voi

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Vogliamo partire da qui, da una puntata della trasmissione Presadiretta andata in onda domenica 26 settembre su Rai3 dal titolo – appunto – SenzaDonne che ha indagato e mostrato quanto profonda sia la discriminazione di genere in Italia e quanto difficile sia fare carriera per le donne italiane.
Per rendere meglio l’idea, ecco alcuni dati significativi del nostro “Belpaese”:

il tasso di occupazione femminile è pari al 46%, 12 punti percentuali in meno rispetto alla media europea (dati Istat 2009) e 14 punti percentuali in meno rispetto all’obiettivo fissato dal trattato di Lisbona;

il 27% delle donne lavoratrici esce dal mercato del lavoro dopo la nascita del primo figlio e un altro 15% non rientra più dopo la nascita del secondo figlio (dati Istat-Isfol);

in Italia il 60% dei laureati è donna e solo il 40% uomo e il 22% delle donne con laurea non lavora contro il 9% degli uomini;

– a parità di inquadramento e funzioni, nel nostro Paese una donna percepisce uno stipendio del 21,4% inferiore a quello di un uomo (dati Bankitalia e Istat) ;

le donne presenti nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa sono solo il 6%, il nostro Paese si trova al 29esimo posto su 33 paesi censiti (Consob 2009);

il tempo dedicato alla cura della famiglia e della casa risulta per il 77% ancora a carico delle donne (rapporto CNEL 2010);

gli asili nido accolgono solo 23 bambini su 100, una percentuale di 10 punti inferiore all’obiettivo fissato dal trattato di Lisbona;

Dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo farlo presto: i dati parlano da soli.
Se anche a voi sembra che la situazione sia drammatica e avete voglia di esprimere la vostra opinione a riguardo, lasciate un commento con le vostre riflessioni, suggerimenti e proposte che potranno costituire la base di un documento unico che verrà redatto e presentato alle Istituzioni e alla Stampa.

Tutti i commenti sono benvenuti.

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  1. #1 di Patrizia il ottobre 1, 2010 - 3:00 pm

    Grazie Manuela, Stefania e Francesca!!!! Non possiamo contare se rimaniamo invisibili, quindi donne, avanti, facciamo sentire la nostra voce! Se vogliamo che le nostre figlie possano vivere in un mondo migliore, rimbocchiamoci le maniche e iniziamo a chiedere che i nostri diritti vengano riconosciuti così come previsto dalla nostra stessa Costituzione. E’ ora che la Storia cambi, abbiamo dei grandissimi potenziali, ma ci limitiamo a “sperare che qualcosa cambi”, i cambiamenti partono da noi!!!

    • #2 di Anna il ottobre 17, 2010 - 4:58 pm

      Io ci sono, ed è giusto che i cambiamenti partano da noi che siamo le dirette interessate.
      Se serve una mano, contatttemi.
      Anna
      cieloblunotte1970@libero.it

  2. #3 di Carolina il ottobre 1, 2010 - 3:46 pm

    Se la donna in Italia continuerà ad essere così discriminata non si stupisca lo Stato (anche Vaticano) se non ci sarà più natalità e di conseguenza progresso.
    La Norvegia insegna molto ma purtroppo nel nostro Paese gli esempi li prendiamo sempre dagli ultimi e non dai primi.
    Azioni:smettere di acquistare prodotti mercificanti o eccheggianti stereotipi femminili e, sulla stessa linea, evitare di vedere programmi simili (anche se potenzialmente interessanti) o comprare riviste dedicate.
    C’è un’azione che però, consapevolmente o inconsapevolmente, le donne stanno già attuando: quella di non fare figli o ridurre al minimo la prole.
    So che rappresenta una tragica conseguenza ma è quello che lo Stato Italiano obbliga a fare.

  3. #4 di Laura il ottobre 1, 2010 - 8:53 pm

    è una delle più grandi emergenze e condivido in pieno questa lotta.
    Uno degli aspetti è il completo disinteresse verso una politica familiare, e la prima mossa DEVE essere l’incentivo economico al part-time per le donne, per un periodo di tempo a loro scelta e la garanzia di un completo reinserimento a tempo pieno e nelle precedenti mansioni.
    Oggi si assiste invece all’opposto: impossibilitate a conciliare con soddisfazione vita lavorativa e familiare (e comunque qualsiasi donna -nessuna esclusa- va a lavoro portando con sé -per poche o molte ore che sia- un enorme carico di senso di colpa per il tempo che così sottrae alla famiglia, in particolare ai figli), come avete scritto, una donna su tre lascia il lavoro dopo il primo figlio. Assurdo. Una discriminazione incredibile. Se ci fosse un part-time a retribuzione intera, potrebbe dedicarsi ad entrambe le cose. Se sapesse di poter lavorare la mattina e stare con i figli il pomeriggio, sempre se ci fossero i nidi sufficienti la mattina, sopporterebbe meglio il senso di colpa. Allora una donna su tre (e magari ha studiato quanto e più di un uomo, magari è anche più brillante) decide di fare la mamma, perchè la “natura” la chiama. Però quante volte succede che “non ce la fa”: perché se è vero che per secoli è stato così, la donna a casa, è pur vero che per secoli la donna non ha ricevuto la stessa istruzione di un uomo. E oggi per lei seguire “la natura”, cioé stare con i figli, cozza con il mondo che si aperto nella sua mente per tredici anni di scuola, con gli stimoli che ha ricevuto, oltre a quella che a questo punto è evidente che sia una grande menzogna, quella dell’uguaglianza, ovvero dell’interscambiabilità dei ruoli. Grande inganno. A proposito, io devo continuare a perpetuarlo, da insegnante?
    E le altre due donne su tre?
    Pochissime hanno la mia fortuna, un lavoro che permette a ora di pranzo.
    Le altre lavorano tutta la giornata, in modo che col lavoro del pomeriggio possano pagare ai figli la tata, la palestra, l’inglese o altro che riempia il buchi che la mancanza del “tempo pieno” scolastico non fa che accentuare.
    E allora ecco che io, dal mio osservatorio privilegiato, vedo: adolescenti abbandonati a se stessi dall’uscita della scuola alla sera. Sbattuti da una palestra a una piscina (avete presente il testo di “le tagliatelle di nonna Pina”?) perché “lo sport colma il vuoto di valori”. Balle. Colma le ore di assenza dei genitori e la mancanza di comunicazione. Vedo: genitori che non sono in grado di rispondere a domande semplici: “quante ore studia suo figlio? studia con la musica, ripete ad alta voce, con i compagni di classe?” “Non lo so, io torno a casa alle 18-19”. E, mentre sto per aggredire questa mamma, mi fermo. Perché nei suoi occhi c’è un senso di colpa che conosco, mi è familiare, anche se per meno ore lo vivo anch’io. Improvvisamente, il mio essere al femminile è in sintonia con lei, e lo so: non posso colpevolizzare questa mamma, perchè è lei, prima di tutto, una vittima di tutto questo, che non va.
    Ah, per inciso. Naturalmente la riforma Gelmini riduce le ore di scuola, grande soluzione a questi problemi!
    Scusate ho scritto in modo confuso, ma non posso sottrarre altro tempo ai panni e ai compiti che mi aspettano di là….
    Laura

    • #5 di Anna il ottobre 17, 2010 - 5:06 pm

      Il 90% della pubblicità è a sfondo erotico.
      Una vecchia pubblicità recitava:”CHI VESPA MANGIA LE MELE”. Ovvio il riferimento, tu comprati una vespa e la donna sarà tua.
      Questo è un esempio abbastanza esplicito, ma dal sapone da barba allo spumante, è tutto un andazzo di questo tipo. Impariamo a selezionare i prodotti che acquistiamo, noi possiamo cambiare la fortuna delle aziende, siamo noi che facciamo la spesa.
      Anna
      cieloblunotte1970@libero.it

  4. #6 di valeria il ottobre 1, 2010 - 10:37 pm

    Care donne, la statistica parla chiaro, siamo all’incirca il 50% della popolazione, e al di là delle motivazioni morali e sociali noi dobbiamo capire che contiamo perchè siamo un “numero” non irrilevante. Abbiamo un difetto: ci lamentiamo. Bene, dovremmo invece partire chiedendo che cambino alcune cose, piccole ma fondamentali:
    – l’indennità di maternità non può essere riconosciuta per soli 5 mesi, è necessario che sia o prolungata, oppure che mettano gli asili aziendali (per chi ha un lavoro, ovviamente, e sia dipendente di quell’azienda o ente…ma quella è un’altra storia ancora). E’ inoltre inaccettabile che per l’iscrizione agli asili comunali si debba aspettare l’inizio dell’anno “scolastico” e nel frattempo chi mi tiene il bambino? in questo la legge è a dir poco schizofrenica;
    – le giovani generazioni, quelle per inciso che sono in età di far figli, hanno contratti atipici. Alle Co.Co.Pro (e in genere, contratti atipici) la maternità è riconosciuta, ma peccato che te la diano parecchio dopo la nascita del bambino (intorno a 2-3 mesi dopo la sua nascita). Finchè non ti arriva l’indennità, come sopravvivi? Essa inoltre viene corrisposta dall’INPS in base ai mesi contributivi versati dall’azienda, se disgraziatamente l’azienda ti ha truffato non versandoti i contributi, l’INPS non ti paga l’indennità di maternità.
    – aiuti concreti quotidiani: se potessi permettermelo prenderei almeno tre volte a settimana una tata per aiutarmi a casa: lo stress a cui sono sottoposta fra faccende, lavoro e tempistiche di ingresso-uscita scuola e nido è massacrante. La mole del lavoro domestico infinita. Peccato che non potrei permettermi di mettere in regola la tata, e i costi di tale aiuto non sarebbero in alcun modo rimborsabili.
    – orari degli asili e delle materne: io sono una lavoratrice atipica, i miei orari di lavoro non sono quelli di un’impiegata ministeriale. Peccato che gli orari di queste strutture sono rimasti quelli di 30 anni fa, ed io devo fare i salti mortali per prendere i miei bambini, considerato che per uno spostamento medio nella mia città (Roma) impiego perlomeno 40 minuti. Usufruire del servizio “ludoteca” costa e non posso permettermi di aggravare la voce di spesa “quota asilo+mensa scolastica+attività extrascolastiche” etc…
    Infine una breve riflessione: lasciamo il mondo dei bambini ben separato e al di fuori del mondo degli adulti. Quest’estate mi è capitato di dover tenere i miei bimbi a lavoro, quali piacevoli effetti hanno suscitato fra i miei colleghi, reazioni inaspettate, comportamenti inattesi, risate e condivisione…perchè non facciamo diventare i bambini parte integrante della nostra vita lavorativa? del nostro mondo di adulti? lo so, mi piace sognare. Ciao!!

  5. #7 di natalia il ottobre 2, 2010 - 2:41 pm

    Sicuramente qs puntata che io ho visto on line qualche giorno dopo ha scatenato qualcosa…. qualcosa di piccolo piccolo è stato seminato e quindi bisogna prendere la palla al balzo e perseverare affinchè le donne siano più tutelate. Io poi che sono anche separata e quindi praticamente sola nella gestione dei figli… non ne parliamo!!!! sostegno zero!!! Da parte dell’azienda nessuna flessibilità, nessuna comprensione. Mi fanno sentire in colpa perchè dalla scuola ti chiamano che il bambino non sta bene e devi uscire quindi per andare a prenderlo!!!! Capitato 2 volte in un anno scolastico!!! Ti fanno sentire in colpa se il bambino si ammala e non hai NESSUNO a cui lasciarlo e quindi la mia mamma che ancora giovane e lavora ancora facciamo a turno a stare a casa…. o sta quasi sempre lei a casa con i bimbi perchè a me è vietato. Quando torno in ufficio subisco pressioni pesantissime, insulti…. solo perchè sono mamma e mi sono occupata di mio figlio… e cosi prego e prego e prego che i miei bimbi stiano sempre bene perchè altrimenti è un gran casino per me. Voglio cambiare, voglio andarmene da lì, soffro e ne soffre la mia relazione con i miei figli. Ho un contratto a tempo indet part time al 75% e con il precariato di adesso come faccio a permettermi un contratto a tempo determinato. Se io non prendo lo stipendio non ho per fare la spesa!!! Siamo a questi livelli!!! Di sentirsi in colpa di essere madre separata!!!! Mi ritengo una mamma super-acrobata come ce ne sono tantissime!!! Ma vorrei essere una mamma serena e lavorare con la serenità che ogni persona merita. Si parla tanto di flessibilità ma solo di quella che conviene al datore di lavoro. La flessibilità per esigenze, contingenze familiari non esiste!!!! Questa non è vita!!! Ovvio che poi il lavoro lo svolgo non con l’entusiasmo e il rendimento che si dovrebbe avere, non può essere sicuramente così…. non mi mettono in condizione psico-fisica per lavorare bene!!!!

  6. #8 di Pasquale Paoli il ottobre 2, 2010 - 5:56 pm

    (TRATTO DAL SITO: http://www.tempodiesseremadri.org)

    Per essere madri , per essere lavoratrici, per essere noi.

    Il comitato “Tempo di essere madri” nasce per garantire, a tutte le donne che vogliono vivere la maternità come una scelta libera e non come una “zavorra”, la possibilità di non dover rinunciare ad un’esistenza dignitosa e serena, la possibilità di lavorare al meglio e in base alle proprie capacità, la possibilità di vivere e crescere i propri figli.

    Il progetto prevede la riduzione, per le donne con figli di età compresa tra 0 e 6 anni, del consueto orario lavorativo da 8 ore a 6 ore al giorno. La retribuzione resterà invariata: l’85% sarà garantito dal datore di lavoro, il restante 15% sarà a carico dello Stato.

    A decorrere dal sesto anno di vita del bambino la mamma potrà scegliere di continuare a lavorare 6 ore a giorno, rinunciando però al contributo statale del 15%.

    Resta salva la possibilità per una donna di tornare al full-time qualora lo desiderasse.

    Il beneficio può essere esteso anche al padre , ma non può riguardare ambedue i genitori.

    Al centro della proposta il ruolo della donna nella sua interezza e completezza, nella sua essenza più bella, nella grande potenzialità umana e sociale che esprime.

    Al centro della proposta “il bambino” che merita amore ed attenzione e che ha bisogno di essere seguito dalla famiglia nel proprio percorso di crescita.

    Quanto disposto dalla presente legge non si applica alle società (cooperative, di capitali, di persone ecc.) con un numero di dipendenti inferiore a 15 (quindici). Per queste l’adesione ai benefici di cui al comma 2 si applicano solo in caso di accordo tra dipendente e parte datoriale, la quale beneficia, in caso di adesione, di uno sgravio contributivo del 50% sui contratti a tempo indeterminato e determinato.

    Il comitato “Tempo di essere madri” nasce anche con la volontà di affrontare tutte le problematiche lavorative legate alla maternità e di combattere tutte le situazioni di ingiustizia sociale che caratterizzano il mondo del lavoro, in particolare il precariato.

  7. #9 di Cristina il ottobre 3, 2010 - 2:42 pm

    Aggiungo la mia esperienza di insegnante, in passato di scuola superiore, attualmente alla scuola media. Le ragazze hanno performance e risultati migliori dei maschi in tutti gli ambiti disciplinari, e questo è noto. Il fenomeno, invece, che comincio a notare sempre più presto (dalla prima media, ma non vedo come va alla primaria) e che mi allarma sempre più è che le ragazza “brave” a scuola si sentono sempre più sfigate, passatemi il termine. Vengono considerate sempre peggio e quindi cosa accade? Alcune smettono di studiare per far piacere ai maschi o, semplicemente, per evitare di essere considerate sfigate. Alcune arrivano a teorizzare apertamente l’inutilità dello studio ai fini di una carriera televisiva. Fortunatamente si riesce ad instillare il “germe della lungimiranza” nella maggior parte di loro, ma un fenomeno normale in età adolescenziale (darsi da fare per piacere agli altri) sta soppiantando lo sviluppo del rispetto di sè e, più in generale, la crescita personale delle ragazze.

  8. #10 di roberta il ottobre 3, 2010 - 5:02 pm

    ho visto il documentario. scioccante, sembra di essere nel medioevo: la concezione del lavoro e il fatto che le donne siano relegate a casa a fare fgli o nulla, tanto le donne stanno a perdere tempo, secondo la mentalità vaticana e corrente.
    io non ho figli ma lavoro in una pubblica amministrazione dove ogni donna rientrata al lavoro dopo la maternità è stata spostata di ufficio così da ricominciare tutto daccapo ed esere l’ultima arrivata.
    a parte quelle che avevano le spalle coperte che sono rimaste nel loro posto di sempre. quelle spostate di ufficio non si sono ma iribellate, nè hanno protestato. perché ? è normale ? si sono sentite in colpa ? cosa si dovrebbe fare ? una volta la grande Franca Valeri disse: cosa glieen frega a una donna di fare il soldato ? non dovrebbe preoccuparsi di più dei problemi reali che la donna ha, famiglia, amternità ecc ? spero abbiate capito il mio discorso anche se un po’ disorganizzato….

  9. #11 di Benedetta il ottobre 3, 2010 - 9:02 pm

    Tutto molto giusto. Ma perché nessuno parla degli uomini? Sembra che il problema sia soltanto delle donne. Sembra che soltanto le donne facciano i figli. Da sole. Come mai ai colloqui di lavoro i selezionatori non chiedono mai a un uomo se ha intenzione di fare figli? Trovo che ci sia una certa connivenza, da questo punto di vista, tra aziende e dipendenti maschi. Cambiare una società non è mai stato né facile, né veloce. E soprattutto non bastano le leggi (soprattutto in Italia). Bisogna darsi da fare all’interno delle nostre stesse famiglie. Dobbiamo avere il coraggio di coinvolgere anche i nostri compagni, mariti, fidanzati. Non possiamo – ancora una volta – fare tutto noi. Il cambiamento deve venire da tutti: uomini e donne. Le pressioni alle aziende e al Governo le dobbiamo fare uniti. La questione non può essere risolta soltanto dalle donne. E credo anche che aumentando ipoteticamente il numero di mesi che una donna può trascorrere a casa dopo la nascita di un figlio, non si possa raggiungere l’obiettivo. Perché quella donna poi tornerà in azienda, e verrà comunque messa in un sottoscala a far fotocopie.
    Io, nel mio piccolo, inizio dai miei figli, insegnando loro i principi della vera parità. E criticando assieme a loro i frequenti modelli di discriminazione che ci arrivano da ogni parte. Almeno cerchiamo di salvare la prossima generazione!

  10. #12 di Patrizia il ottobre 4, 2010 - 7:12 am

    Buon dì a tutte, anzitutto un grazie particolare a Stefania che tramite fb mi ha messo al corrente di questo blog. Ho visto la puntata di Senza donne nella trasmissione Presa diretta e letto le statistiche della nostra presenza nei posti di comando, nella vita economica, sociale e politica in genere per non parlare se hai figli e delle varie esperienze personali che viviamo quotidianamente compresa la violenza tra le mura domestiche e nella società.
    Troppe discriminazioni, troppe ingiustizie, troppo maschilismo.
    Dopo aver visto la trasmissione ho pensato: bisogna fare qualcosa e da subito.
    Così sto cercando di prendere contatti con la Norvegia, il mio obiettivo è quello di creare un gemellaggio con loro per avviare lo stesso progetto attivato tramite Gabriels, Anne,Lia ecc.
    spero di trovare sostegno in voi donne e mi auguro che anche i politici se veramente vogliono la rapparesenza della popolazione devono cedere quote rosa nelle stanze dei bottoni.Condivido pienamente che le donne sono molto più capaci ed intelligenti dell’uomo; lo stesso Prof. Umberto Veronesi afferma che la rappresentanza femminile sia fondamentale per la crescita economica, culturale, politica e sociale del nostro paese, e non è il solo ad affermarlo.
    In un’intervista fatta ad una donna in politica si parla che anche l’On. Fini vorrebbe inserire le quote rose al governo, ma nell’attuale governo ci sono solo 3 donne ministri.
    Perciò, se mi permettete, lancio un appello: diamoci da fare e cerchiamo di attivare in Italia ciò che esiste in Norvegia; dimostriamo che siamo più forti, più capaci e più tenaci.
    Vorrei esprimere la mia solidarietà per Daniela Palombo e le altre due ex impiegate Alitalia, intervistate nella trasmissione; anche io ho lavorato in quell’azienda, mi hanno negato la carriera e sono stata cacciata con il mobbing ed i sindacati hanno fatto da spettatori, tra l’altro ho scoperto che l’azienda offriva incentivi ai sindacati e dirigenti qualora fossero riusciti ad indurre alle dimissioni volontarie un dipendente.
    Detto questo, ora tocca a noi!
    Un caro saluto a tutte

  11. #13 di Gualtiero Via il ottobre 4, 2010 - 8:34 am

    ciao a tutti/e,

    seguo da un po’ il blog Donnepensanti, e più o meno dalla nascita Vita da streghe (che è stato il mio tramite per scoprire Francesca Sanzo). Sono con voi.
    Ora non ho modo di dire/dare di più, ma ci temgo a comunicarvi il mio sostegno, la mia condivisione, la mia disponibilità a dare il mio contributo di idee, pareri, tempo, nei limiti di quanto riuscirò (lavoro e famiglia permettendo -due bimbi piccoli e la di loro mamma e mia sposa).
    Intanto, brave!
    Avanti.
    “Sempre coraggio, e tutto sarà niente!” (non è mia, ma condivido)
    :-)))

  12. #14 di fiorenza da rold il ottobre 4, 2010 - 9:40 am

    vorrei porre l’attenzione sull’intervento durante la trasmissione della consigliera nazionale di parità: riguardo all’esigenza delle neomamme ex alitalia di non passare vari giorni lontano da casa su e giù dagli aerei ha detto che si tratta di vecchio welfare… e lei sarebbe la consigliera nazionale di parità)
    credo che non sia stata abbastanza commentata e contestata (mi pare si chiami servadori, nomen omen)

  13. #15 di angela il ottobre 4, 2010 - 1:40 pm

    la trasmissione deve avere un seguiyo e noi donne dobbiamo portare avanti i nostri diritti come mamme e come lavoratrici, non e’ possibile che una mamma debba andare a lavorare col pensiero del proprio bimbo, non e’ possibile che ti vien detto mi spiace sei in part time non puoi avere la promozione pur lavorando bene. secondo voi? battiamoci tutte insieme solo cosi’, finalmente, possiamo essere donne e madri lavoratrici senza alcun rimpianto

  14. #16 di Serafina il ottobre 4, 2010 - 2:08 pm

    Non ho molto tempo per leggere tutti i commenti ma giuro che lo farò … l’idea mi piace e cercherò di raccogliere più donne possibili! Prima cosa metterò il link sul mio blog.

  15. #17 di Stefania C il ottobre 4, 2010 - 2:21 pm

    Io sono per dare sostegno ai partiti per le amministrative e per le nazionali che portino avanti le quote rosa in tutti gli ambiti. Inoltre per dare uno stipendio a chi sta a casa ad occuparsi di casa e figli, nonni, parenti disabili ecc che sia uomo o donna, anche solo in percentuale alle ore che non fa al lavoro (per arrivare a retribuire per tutti almeno 8 ore giornaliere).
    Inoltre il congedo parentale deve essere obbligatorio per i padri per almeno un paio di mesi ed il congedo parentale deve essere completamente retribuito (a carico della collettività) e deve esistere anche per i precari e gli autonomi.
    Dobbiamo farci sentire dai partiti e dare il voto a chi porta avanti queste lotte, oltre che lavorare sui bambini e nelle scuole.

  16. #18 di elena r il ottobre 4, 2010 - 4:12 pm

    Ritengo che una delle prime questioni da affrontare, per quanto riguarda una seria proposta politica, sia quella dell’EDUCAZIONE, e condivido pertanto quanto affermato da Benedetta: bisogna formare le cittadine e i cittadini del futuro.
    Parlo di educazione al rispetto reciproco dei generi, di educazione alla solidarietà, mentre la norma attuale è per uno sfrenato individualismo! Come mai a me è stato insegnato ad es. di cedere il passo, di aiutare le persone in difficoltà, quelle più deboli e quando vado in giro vedo comportamenti generallizzati opposti? Una buona educazione al rispetto di sè stessi e degli altri porterebbe ad una maggiore indignazione e quindi al boicottaggio di aziende che promuovono i propri prodotti svilendo la donna nell’immaginario collettivo, con tutte le ripercussioni che questo ha nella vita sociale.
    In secondo luogo una buona LEGISLAZIONE giuslavoristica a tutela della donna/madre così come dell’uomo/padre, ma anche di chi assiste un parente malato. Il tutto completato dalle essenziali strutture e dagli indispensabili istituti di supporto. Se ci fossero più asili comunali ci sarebbero anche più posti di lavoro, se chi si occupa di un parente malato fosse incentivato ad occuparsene diminuirebbe la spesa assistenziale, insomma non è detto che risolvendo un problema non si possano creare anche nuove opportunità, un circolo virtuoso economico oltre che sociale. Bisogna solo incominciare.
    Per qualsiasi iniziativa io ci sono!

  17. #19 di Francesca il ottobre 5, 2010 - 8:52 am

    ciao
    avevo già linkato sul mio bloig la puntata di Iacona. Credo non ci sia bisogno di altri commenti per definire lo stato di disparità di opportunità nel quale siamo immerse e- temo- al quale ci stiamo assuefando.
    Linko con piacere anche qs vostro sito, nella speranza che le discussioni virtuali possano trasformarsi presto in qualcosa di concreto. Mobilitazione on line? Sciopero delle donne in stile Lisistatra di Aristoifane (leggi: scipero tra le lenzuola??)? Manifestazione? Non so, ma è ora di fare qualcosa, e che la politica capisca che le donne sono interlocutori (votanti!) cui rivolgersi, e da non sottovalutare.

  18. #20 di Annalisa il ottobre 5, 2010 - 10:27 am

    Condivido tutti i commenti e specialmente il fatto che forse siamo finalmente giunte alla conclusione che “tocca a noi”.
    Ho sempre pensato che gli uomini in Italia non rinunceranno mai alla loro condizione provilegiata e credo sia estremamente difficile che un uomo italiano agisca come il ministro norvegese e non solo promulghi una legge favorevole alle donne, ma che la faccia anche rispettare.
    Mi sembra evidente che da noi, anche se ci sono leggi favorevoli alle donne, le società non le rispettano e non vengono punite per non averle rispettate.
    Scusate, ma, ho capito male io, o la Servidori, consigliera di parità, ha dato ragione all’AD di CAI circa i turni di 5 giorni fuori sede delle hostess con bambini piccoli?
    E che dire di quel simpatico signore intervistato davanti alla sede di Confindustria che ha dichiarato che “non si può fare niente per le donne, se no chi si occupa della famiglia?”

    Se non ci muoviamo noi, chi credete che lo farà, se anche alcune donne che avrebbero il potere di fare qualcosa, sono allineate alla cultura maschile dominante?

    E’ arrivato il momento di fare qualcosa, sappiamo tutto sulla nostra infelice situazione, ma anche durante i vari convegni che ne parlano, nessuno cerca mai di offrire delle soluzioni.

    La mia domanda è cosa possiamo fare?

  19. #21 di elisabetta il ottobre 5, 2010 - 11:24 am

    se proponete iniziative, se vogliamo discutere e raccontarci insieme le nostre storie, se è vero che l’unione fa la forza… io ci sto! sono pronta ad unirmi a voi! bisogna fare qualcosa perchè così davvero non si può andare avanti. ciao a tutte e… coraggio!!!

  20. #22 di Mary Tursi il ottobre 5, 2010 - 12:32 pm

    Io sono con voi, facciamo numero, facciamo gruppo e imponiamo la nostra esistenza ed il rispetto che meritiamo. Sono d’accordo con tutte le altre donne di cui sopra. SABOTARE la tv col magico telecomando, non facciamo vedere ai nostri figli come siamo rappresentate perchè non siamo così e ci RIFIUTIAMO di esserlo. SABOTARE le marche che ci denudano per vendere (cose in cui il nudo non c’entra nulla come lo yogurt, il tonno, il telefonino accidenti) SABOTIAMO le aziende che ci maltrattano sul lavoro. IO E LA MIA FAMIGLIA NON BEVIAMO RED BULL. IO NON VADO A CENA NEL LOCALE IN CUI HANNO ALLONTANATO LA MAMMA CHE ALLATTAVA. Questo è un bell’inizio per sentirmi con la coscienza a posto. Poi… CONTINUIAMO ANCHE INIZIANDO DA QUI.
    Mary Tursi

  21. #23 di rossella il ottobre 5, 2010 - 1:20 pm

    ciao ragazze mi piace tanto cio’ ke o letto e siamo tutte concorde cn lo stesso pensiero le donne devono essere piu’ presenti in qalsiasi campo xke’ hanno le potenzialita’ di farlo xke’ hanno piu’ forza piu’ coraggio e sn qelle ke in tutto fanno piu’ sacrifici senza mai lagnarsi….amano e ascoltano in maniera diversa da cm sa fare un uomo. e il momento di finirla e il momento di essere inca….i e di gridare,,,le nostre urla si devono sentire…dobbiamo piu’semplicemente reagire……………………………..

  22. #24 di Patrizia il ottobre 5, 2010 - 1:31 pm

    Buon dì, ho visto che esistono vari siti ed associazioni riguardanti le donne e questo mi fa molto piacere anche se sono convinta che bisogna fare molto di più. Si dice che spesso per ottenere le cose bisogna adottare terapia d’urto.
    Vorrei lanciare una proposta, credo che bisogna studiare la realtà delle quote rosa in Italia, le leggi europee, le leggi italiane, le condizioni delle donne siano lavoratrici che casalinghe, l’applicazione dell’art.9 della legge 52/2000 dopodiché sarebbe utile che per ogni comune italiano si costituissero gruppi giuridicamente riconsociuti, attivi e collegati tra loro in un network, che possano promuovere referendum, atti legislativi ecc da presentare al governo per far rispettare le direttive europee.
    Occorrono testimonial, donne politiche, della cultura, della scienza, della società che abbiano ruoli importanti e che sposano questa buona casua ma servono anche uomini pubblici, che si assumano l’impegno di portare avanti questa battaglia.
    P.e. facebook è un network che arriva ovunque; si potrebbe usare questo strumento per cominciare a creare rete; non vogiio sminuire questo sito senza donne, ma bisogna avere massima visibilità e sopratutto l’appoggio della stampa, dei media.
    Spero di ricevere pareri favorevoli e proposte; lascio la mia mail: patty.demeo@gmail.com

  23. #25 di maurizia il ottobre 6, 2010 - 12:19 pm

    Io credo che continuare a battersi per più ore e più soldi non faccia altro che peggiorare il problema. Cosa farà un’azienda che debba scegliere se assumere un uomo o una donna in una certa posizione sapendo che la donna gli costerà di più e potrà lavorare di meno?
    Assumerà un uomo. Parità vuol dire paternità obbligatoria…ma non per 1-2 mesi. 50% e 50%. E i nidi comunali per tutti e con la possibilità di lasciare i bambini fino alle 19. Che senso ha mandare il figlio al nido se la maggior parte delle donne esce dal lavoro alle 18 e il nido alle 18 chiude? Ben vengano ovviamente degli incentivi alle aziende che decidano di istituire nidi aziendali o forme di telelavoro ma la chiave di tutto non è diventare una categoria sempre più “protetta”. Piuttosto rendersi conto che i figli sono della mamma, del papà e della società intera e che l’onere deve essere equamente diviso tra questi 3 soggetti. In ultimo sarebbe il caso di abbandonare la mentalità carriera=fino alle 9 in ufficio. Scoraggia le giovani coppie e costringe a scegliere tra famiglia e lavoro oltre a premiare chi non ha una vita che non è da considerarsi necessariamente un lavoratore più efficiente…

  24. #26 di Laura il ottobre 6, 2010 - 1:06 pm

    Salve a tutte!..Siamo proprio arrivate al capolinea e la mia esperienza ne è una dimostrazione. Scrivo dalla Calabria, dove la possibilità di lavoro è già di suo molto scarsa, ma la questione “al femminile” la definirei TRAGICA.
    Laureata a Roma, sono tornata nella mia terra…dal punto di vista lavorativo solo contratti a tempo determinato che, una volta scaduti non rinnovano per il maledetto terrore del “secondo figlio”. Di bimbi ne ho 2, e ringrazio Dio almeno di questo e, mentre li avevo in grembo ho sempre lavorato, fino all’ottavo mese di gravidanza in quanto, fortunatamente, non ho avuto grossi problemi.
    Ormai però Si tende a generalizzare, ogni donna che si immette nel mondo del lavoro è vista come una minaccia alla produttività. E si da per scontato che una donna in maternità debba obbligatoriamente assentarsi dal posto di lavoro, quando invece c’è anche chi, se non manifesta problemi rilevanti può tranquillamente continuare a faro.
    E’veramente uno scandalo, dopo tanti sacrifici e anni di studio, nel 2010 si deve assistere a tanta discriminazione perchè, di discriminazione si tratta. Secondo me Urge un intervento da parte del governo….altrimenti non ci resta che rassegnarci alla disoccupazione nonostante le nostre capacità professionali………Facciamo qualcosa!!

  25. #27 di LUISA il ottobre 6, 2010 - 8:56 pm

    Era una settimana che continuavo a raccontare ai miei colleghi la puntata di Pressa Diretta: gli esempi di discriminazione nel lavoro, il ritardo culturale di questo paese, le meraviglie della Norvegia… Ieri ho incontrato Stefania per motivi di lavoro. Inizialmente non l’ho riconosciuta, quando ho scoperto chi era, sono stata contentissima. Così ho avuto l’occasione di ringraziarla per l’impegno e la determinazione nel rivendicare i suoi diritti che sono anche di tutti noi. É stata una bella sorpresa.

  26. #28 di angela il ottobre 7, 2010 - 11:34 am

    io sono dipendente statale e, causa il mio lavoro, sono stata subito allontanata dalla mia mansione xkè xicolosa x la gravidanza e messa in un ufficio dove non avevo neanke una sedia x sedermi (alla faccia delle norme) a fare un lavoro inutile.
    quando ho kiesto di essere spostata in un ufficio dove potevo, al- in parte, svolgere il mio compito senza essere demansionata ho trovato delle resistenze assurde e solo tramite conoscenza xsonale con il direttore del settore in cui mi sarei spostata, a 2 mesi dal congedo obbligatorio (se si svegliava prima era meglio x lui!), mi hanno finalmente spostata.
    la reazione di altre colleghe è stata assurda: io ho sempre trovato terribile andare al lavoro ed annoiarmi mentre al- il lavoro svolto temporaneamente mi ha formato in un aspetto della mia professione ke non avevo mai esplorato.
    dicono ke alla prossima gravidanza, xkè loro me ne augurano ancora tante (media di figli del nuovo ufficio è= 2,8!!!!!!!), sxano di potermi ospitare di nuovo.
    ma noi dipendenti pubblici o di grandi aziende siamo casi particolari.

  27. #29 di angela il ottobre 7, 2010 - 11:35 am

    x le piccole aziende (e sono quelle ke fanno l’economia di un paese) è completamente diverso: se un’azienda composta da 5 dipendenti ha una donna in congedo ke fa? chiude l’ufficio xkè non ha nessuno da metterci? aumenta il carico di lavoro agli altri giusto x favorire il team-building?
    x le piccole aziende bisogna sgravare il datore di lavoro dagli oneri finanziari connessi alla maternità e favorire la sostituzione a tempo determinato del\la lavoratore\trice in congedo affiancando il neoassunto in tempo x essere produttivo al momento del congeo del collega.
    inoltre vorrei evidenziare un aspetto contraddittorio:
    il latte materno è ormai assodato essere il miglior alimento esclusivo fino ai 6 mesi e l’allattamento deve essere a richiesta senza utilizzo di ciucci e tettarelle ma allora come diavolo faccio a tornare al lavoro col bambino se ha solo 3 mesi?
    il pediatra ti guarda come se stessi facendo deliberatamente un torto a tuo figlio!

  28. #30 di rossella il ottobre 7, 2010 - 12:21 pm

    non ho letto i commenti, ma lo farò.
    questa premessa è doverosa, casomai ripetessi qualcosa di già detto.

    io penso che la rivoluzione debba partire dalle donne.
    finchè noi tutte crediamo che sia “giusto” fare solo le mamme una volta che cominciamo ad avere due o più figli, allora la società prettamente maschilista avrà già vinto!

    soprattutto vorrei chiedere agli imprenditori e ai governanti, tutti con figli, che lavoro svolgono le loro mogli, chi si occupa dei loro bambini ecc….

    è profondamente ingiusto che la società ci rileghi a ruoli marginali o ci discrimini, anche perchè una società senza figli, non può che essere destinata a morire.
    e se non si lavora in due, come si possono fare figli? se poi lo Stato neanche aiuta?

  29. #31 di mara il ottobre 7, 2010 - 6:52 pm

    il mio piccolo contributo per senzadonne http://maracinque.wordpress.com/2010/10/06/senzadonne/
    ad maiora

  30. #32 di Annalisa il ottobre 8, 2010 - 12:31 pm

    @Rossella: che domanda é: “vorrei chiedere agli imprenditori e ai governanti, tutti con figli, che lavoro svolgono le loro mogli, chi si occupa dei loro bambini ecc”

    Scusa, ma ti pare, le baby sitter, le tate specializzate, autisti e maggiordomi chi credi che ce li abbia e nel caso dei politici, chi credi che li paghi?

  31. #33 di Benedetta il ottobre 8, 2010 - 3:00 pm

    PROPOSTA PRATICA: l’attuale legge sul lavoro, che dovrebbe tutelare maternità e equa presenza delle donne ai colloqui di lavoro, non è sufficiente, l’abbiamo visto. Da piccola imprenditrice, ho notato lo zelo dello Stato nella battaglia contro l’evasione fiscale. In particolare, le aziende che vogliono lavorare con la Pubblica Amministrazione devono obbligatoriamente presentare un documento, il DURC, che attesti una posizione di regolarità contributiva. Senza questo documento non si può lavorare. Bene. E se la legge prevedesse l’obbligo per le aziende di presentare un documento che attesti la presenza del 50% di donne nel management di ogni azienda? Senza il raggiungimento di quella quota, sarà impossibile accedere a gare pubbliche e finanziamenti. Forse così, con una motivazione economica, molte aziende ci penserebbero due volte prima di favorire soltanto le carriere al maschile. Tutto il resto verrebbe a cascata, perché per non perdere personale femminile, inizierebbero anche a tutelare la maternità.
    Ci vorrebbe solo un gruppo di pressione…

  32. #34 di Serafina il ottobre 9, 2010 - 6:09 pm

    Credo che il coltello dalla parte del manico l’abbiamo noi. Primo, noi educhiamo i futuri uomini e questo lo dobbiamo sempre ricordare. Anche nelle nostre 4 mura le cose devono cambiare. Secondo, dobbiamo entrare nei partiti, sono consapevole che dovremmo otturarci il naso ma è una cosa da fare. Terzo, intasare la posta elettronica di alcune società che fanno pubblicità offensive verso le donne… iniziamo con questo poi si vedrà. Il cambiamento è dedizione come dico io 🙂

  33. #35 di rossella il ottobre 10, 2010 - 10:35 am

    ciao ragazze cn tutti i casini cn cui mi ritrovo qndo mi collego cn tutte voi mi sento divinamente bene…qst era la mia premessa…spero ke duriamo x molto e ke diventiamo sempre di piu’. sn sempre stata 1 persona ke nel mio piccolissimo mondo e’ sempre stata dalla parte delle donne in qalsiasi occasione ,mi sn sempre lottata rimettendoci qlk volta…ma nn mi sn mai arresa viviamo in un mondo di uomini sn sempre loro a emergere a vincere in qlsiasi campo,ma ce da dire anke qlcs ke a me stupisce su loro e ke in qlk modo li invidio e ke
    riescono sempre a essere molto solidali fra loro e raramente si tradiscono cosa ke nn accade qsi mai tra noi donne!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  34. #36 di silvia t. il ottobre 10, 2010 - 9:03 pm

    Elastigirl su D di repubblica affrontava questo tema proprio nella rubrica di ieri. Il confronto con le colleghe olandesi che possono scegliere il part time non solo per fare la madri ma anche per dedicarsi alla loro vita, mi ha colpita in modo particolare. In quasi tutte le aziende quando si affronta il tema ci si scontra con l’inevitabile muro delle consuetudini, del non si può fare. E a dirlo non sono solo gli uomini!! Credo che le azioni concrete debbano coinvolgere tanto le aziende quanto lo stato, dimostrando con esempi concreti che non solo “si può fare” ma che se si fa, va a vantaggio di tutti. Perché per avere parità di carriere bisogna muoversi in un sistema meritocratico, e questa non è solo un bisogno femminile. Perché concedere a una donna il tempo per assistere la famiglia (che non significa solo figli, ma anche anziani) significa sgravare alri organi di assistenza.

    Sarebbe bello raccogliere esperienze pratiche dai paesi virtuosi e verificare soluzioni e metodi che potrebbero essere applicati anche da noi.

  35. #37 di anna chiara il ottobre 11, 2010 - 12:29 pm

    ciao a tutt* . molto belli questi commenti. fare qualcosa, volentieri…ma io quando lo faccio che lavoro 8 ore al giorno e le altre le passo tutte, ma proprio tutte, con i miei figli? e con che soldi la pago la babysitter per avere tempo per fare cose utili per tutte le donne come me? ma se sono 5 anni che non riesco neanche a fare la doccia senza i figli intorno? posso solo leggere libri e/o siti quando loro dormono! ecco come ci eliminano dalla scena pubblica, tutto qui. non abbiamo neanche il tempo e la forza per protestare. e non parliamo di palestra, cene fuori e altre amenità che non ricordo nemmeno più. le donne che hanno tempo e soldi per fare queste cose dovrebbero muoversi, peccato che a loro non gliene frega un c****, tanto paga il marito! ma quale solidarietà femminile, ma per favore…

  36. #38 di deborah il ottobre 12, 2010 - 7:23 am

    Altra proposta: io lavoro in una grande azienda pubblica in cui è stato sottoscritto già da anni un accordo sul telelavoro, possibilissimo in ipotesi, anche grazie alle nuove tecnologie, ma sempre negato nella realtà.
    Non riesco a capirne i motivi. Il televoro può essere anche un alternativa al part-time. Mi rendo conto che è solo una delle soluzioni possibili, ma molto spesso pare che non vengano applicate solo per pigrizia e pregiudizi.
    A me risparmierebbe per molti giorni la settimana un noioso pendolarismo che non giova a nessuno.

  37. #39 di popolorosa il ottobre 12, 2010 - 2:08 pm

    Iniziamo da noi. Incontriamoci tutte a novembre, alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, a Milano, Con una sciarpa rosa, un qualcosa di rosa (mi raccomando, NON SPENDETE PER NOI, bensì tirate fuori quello che di rosa avete) per manifestare tutte insieme. L’ONDA ROSA deve iniziare a muoversi. Ci trovate anche su Facebook. Anche noi siamo con voi. Potete aggiungerci come sostenitrici se volete.

  38. #40 di Federica il ottobre 14, 2010 - 9:02 pm

    Fondamentale leggere le cifre, che confermano l’impressione e le chiacchere da parco giochi.
    Solo parlandone e indignandoci riusciremo a far cambiare qualcosa. Complimenti per il vostro impegno!
    Per una società migliore, mettiamo al centro gli interessi dei bambini, guardiamo prima di tutto ai loro bisogni!

  39. #41 di Raffaella il ottobre 18, 2010 - 9:01 pm

    Grazie a chi ha avuto l’idea!
    Consiglio a tutte Caterina Soffici, MA LE DONNE NO. Lei parla a lungo della Svezia (il livello è quello della Norvegia) e una delle sue proposte è: QUOTE PER TUTTO. 50 e 50 ovunque, tra i genitori rappresentanti di classe e nei cda, nei mestieri tradizionalmente attribuiti alle donne e in politica. Sembra eccessivo ma solo così si può cambiare la mentalità. Concordo con il commento 12 di Patrizia: è un tema che riguarda anche gli uomini, anche i padri. La discriminazione femminile toglie qualcosa anche a loro, toglie loro anche solo la possibilità di rivendicare il diritto di stare con i propri figli, di prendersene cura, di preparare pappe, cambiare pannolini, vivere la magia del rapporto con i figli che è fatto anche di queste cure quotidiane.
    In Italia certo puoi avere figli, certo puoi avere un lavoro, certo puoi arrivare a un posto di rilievo, ma se….se ci riesci, come Cenerentola che può andare al ballo se riesce a compiere un’impresa eroica e impossibile. Nella vita di tutti i giorni fate non ce ne sono e le donne non sono nè devono essere eroine, ma semplicemente donne, con tutta la dignità che gli esseri umani meritano.
    organizziamoci!

  40. #42 di Michela il ottobre 20, 2010 - 9:26 am

    Anche io sono una neo-mamma discriminata sul lavoro. Nel mio caso la cosa più triste è il fatto che a discriminare siano stati degli intellettuali, persone di cultura e che si professa cattolica, che teoricamente dovrebbe essere più informata e aperta.
    In questa occasione la mia reazione è stata ‘positiva’: ho deciso di utilizzare le energie in modo costruttivo ed è per questo che ho voluto contattare Stefania Boleso e che voglio unirmi a tutte voi.
    Ritengo che quello che dobbiamo fare sia parlare parlare parlare di questa situazione: ovunque, al parco, sul bus, dall’estetista, dal parrucchiere, tra amiici e parenti, in televisione, sui giornali, etc etc. Soltanto denunciando si prenderà coscienza dell’entità del problema.
    Inoltre molti datori di lavoro non conoscono le agevolazioni (ad esempio sgravi fiscali per chi assume per sostituzione maternità, costo durante la maternità a carico dell’inps etc) di cui già godono. Si ha bisogno di maggiore informazione per eliminare la convinzione che ‘una donna in maternità costa all’azienda’.
    Le mie proposte pratiche invece sono:
    – una legge che fissi in ogni azienda/ente/istituzione una quota del 50% di presenza femminile (come succede in realtà già in alcuni paesi nordici)
    – sgravi fiscali per i datori di lavoro che concedano flessibilità di orario e/o part-time alle donne che rientrano dalla maternità
    – maternità obligatoria di un anno (mia sorella vive in Germania e funziona esattamente così), anche pagata al 70% ma non al 30% come da noi!
    Una condizione migliore per le donne-mamme-lavoratrici, non è un’utopia. Ce lo dimostrano la Svezia e tanti altri luoghi in cui, al di là del colore politico, le donne si sono veramente unite e hanno veramente cambiato la loro condizione discriminata.
    Un abbraccio a tutte

  41. #43 di Marina il ottobre 20, 2010 - 12:16 pm

    Parlando delle misure concrete avrei le seguenti proposte:

    – sgravi fiscali per le aziende che assumono lavoratori-genitori part-time. (Adesso a un’azienda costa di più avere due lavoratori part-time che uno full time. Non c’è da meravigliarsi quindi che è così difficile ottenere un orario di lavoro ridotto).

    – obbligare le grandi aziende (qui per essere precisi bisognerebbe inserire il numero minimo di dipendenti) a creare degli asili nido con un tot dei posti. In cambio le aziende ricevono un conributo statale o degli sgravi fiscali.

    – (una proposta poco reale adesso con Gelmini e C ma comunque) riorganizzare la scuola in modo che il tempo pieno non voglia dire stare tutto il giorno a scuola seduti in classe, facendo i compiti etc. Lo sport, l’arte, la musica bisogna farli fare ai bambini all’interno della scuola. Sennò siamo sempre allo stesso punto, cioè che la mamma o la tata deve adare a prendere i bambini a scuola e portarli in piscina. Che spreco di tempo e di risorse! Al limite si può promuovere delle convenzioni tra le scuole ed i centri sportivi/piscine, in modo che i bimbi vengono accompagnati in piscina tutti insieme con un pulmino solo e non da 30 mamme! (In realtà le scuole così esistono in Svizzera, possiamo applicare l’esperienza loro qua in Italia).

    – e poi bisogna promuovere i diritti dei bambini, cioè i diritti per gioco che comporta la creazione degli spazi verdi ogni tot di abitanti, creazione (in modo coatto) di uno spazio verde con scivoli, altalene, giostre anche nei cortili delle scuole. In questo modo pur se i bambini fanno il tempo pieno, la mamma non è tormentata dai sensi di colpa, perchè sa che i bimbi possono fare lo sport e giocare all’aperto anche quando stanno a scuola.

    Per adesso è tutto, se mi viene in mente qualche altra cosa ve la scrivo. Buona fortuna ragazze!

  42. #44 di Michela il ottobre 21, 2010 - 10:18 am

    Al mio commento di ieri (# 42) vorrei aggiungere un’altra considerazione.
    Il problema della discriminazione delle donne sul lavoro non interessa soltanto le donne-mamme ma tutte le donne. Se verrà garantito almeno il 50% di presenza femminile nelle aziende equivarrà a maggiori opportunità lavorative per tutte le donne!!
    Michela

  43. #45 di Matilde il ottobre 21, 2010 - 2:18 pm

    È grazie a Stefania che ho trovato la forza per scrivervi.
    Sì, parlo di forza, perché ormai la speranza la sto perdendo.
    Sono una mamma di un bimbo di un anno e mezzo e da mesi ormai sto cercando lavoro.
    Poco dopo l’inizio della mia maternità obbligatoria purtroppo, causa “ristrutturazione” della società, la mia posizione è stata eliminata e sono rimasta senza un’occupazione.
    Non ho cominciato subito a cercare un nuovo impiego perché il bimbo aveva soltanto 4 mesi, non ero ben organizzata e volevo essere sicura di poter ritornare al 100%. Da quando ho cominciato la ricerca (ormai quasi un anno fa) ho incontrato molte difficoltà nel rientrare nel mondo lavorativo.
    Mi sono resa conto che il vero “problema” (come TUTTI lo chiamano) è il mio essere mamma.
    Parlare di soluzioni è difficile soprattutto dopo che ieri ho scoperto che nel nido di mio figlio alcune educatrici rischiano il posto di lavoro e sapete perché? Perché ci sono pochi bimbi!!!
    Sono rimasta basita. Ma non siamo in quel paese in cui una delle lotte da fare è quella per aumentare i posti negli asili nido? E poi? In una classe, quella del mio bimbo, che dovrebbe avere 24 bambini ce ne sono soltanto 16. No comment.
    Non credo che la soluzione possa essere, come dice qui Carolina, non fare più figli. Così andremmo a nuocere soltanto a noi stesse e ci priveremmo di una gioia indescrivibile! Credo, però, si possa partire da quello che è la Norvegia.
    Un caro saluto a tutti

  44. #46 di rossella il ottobre 21, 2010 - 4:16 pm

    buon pomeriggio carissime e bello leggere i vostri commenti ognuno esprime le proprie opinioni suggerisce qalcosa di nuovo, e vedo con piacere nuove voci nel forum…come dire siamo sempre di piu’! anch ‘io avrei qalcosa da suggerire…incontrarci! conoscerci! e non solo in chat…perke’ nn creare un gruppo vero nelle varie province dove poterci incontrare e magari allargare ad altri SENZA DONNE … magari con ki nn sta in chat e vi assicuro ke di donne ke anno voglia di farsi sentire ce ne sono davvero tante . Potremmo iniziare a fare qualcosa di concreto credo ke se vogliamo farci realmente sentire e nn fare solo proposte sarebbe l ideale no!

  45. #47 di Elisa - Mestiere di Mamma il ottobre 21, 2010 - 9:52 pm

    Ho fatto una lettura sommaria dei precedenti commenti, se mi ripeto, significa che c’è condivisione di intenti 🙂
    Faccio due proposte semplici che credo fondamentali per una reale conciliazione: PART-TIME per le madri o per i padri, dopo il congedo obbligatorio/facoltativo. COngedo anche per i padri (15 giorni approvati oggi dal parlamento europeo sono un buon inizio, ma non è molto: sarebbe giusto avere delle giornate a disposizione quando entrambi rientrano al lavoro per far fronte a situazioni particolari (malattie, vaccinazioni, inserimenti ai nidi/scuole materne). Sostegno REALE per la maternità anche per liberi/e professionisti, lavoratori/trici a progetto e in generale chi ha p.iva. Se vogliamo che il paese cresca, tutti devono avere accesso al sostegno della maternità e non rimandare o rinunciare ad avere figli perchè non si è dipendenti.
    grazie

  46. #48 di Stefania il dicembre 3, 2010 - 2:03 pm

    ciao a tutti/e voi,
    ho letto questo articolo interessante di Chiara Saraceno (docente di sociologia della famiglia e studiosa di tematiche sul genere), riguardo le ricadute positive su tutti i membri della famiglia che avrebbe il congedo di paternità obbligatorio anch in Italia.
    Lo incollo di seguito per intero:

    Congedo di paternità e quote riservate ai padri nei congedi genitoriali: strumenti e obiettivi diversi

    Il congedo di paternità nei giorni/settimane immediatamente successivi alla nascita di un figlio, se può configurarsi come un diritto ad un tempo per accogliere il nuovo nato ed anche per aiutare la madre nei primissimi giorni, difficilmente può essere presentato come uno strumento per riequilibrare le responsabilità di cura tra i genitori. Questo riequilibrio richiede non solo tempi più lunghi, ma anche l’assunzione di responsabilità in proprio, quando la madre non è presente. Ovvero richiede che i padri prendano, possano prendere, parte del congedo genitoriale – successivo a quello di maternità – invece delle madri. Al punto che nella riflessione e ricerca internazionale ci si interroga sulla opportunità di mantenere l’opzione che il padre possa invece prendere il congedo simultaneamente alla madre, dato che ciò spesso significa che lo utilizza per allungare le vacanze, o per scrivere la propria tesi di dottorato, comunque in condizioni che nel migliore dei casi lo pongono come “aiutante”, ma non come responsabile principale della cura.

    Sintetizzando i dati disponibili sul funzionamento dei congedi genitoriali e in particolare sul loro utilizzo da parte dei padri, un rapporto Unicef del 2008 ha rilevato che perché i padri prendano una quota significativa (ancorché sempre largamente minoritaria) di congedo occorrono due condizioni: che ci sia una quota loro riservata e che l’indennità sia consistente (almeno attorno al 60% dello stipendio). I casi simmetrici di Italia (dove c’è una quota riservata, ma l’indennità è bassa) e Danimarca (dove non c’è quota riservata, ma l’indennità è alta) mostrano come l’assenza di una di queste due condizioni abbia come effetto una ridottissima partecipazione paterna al congedo, a differenza di quanto avviene in Svezia o Norvegia, ove viceversa quasi tutti i padri prendono la quota loro riservata. Qualche ricerca ha anche segnalato come quanto più lungo è l’arco di tempo entro cui il congedo può essere fruito e quanto più ampia la flessibilità nel suo utilizzo (part time verticale e orizzontale), tanto più duraturo è l’effetto, sul coinvolgimento dei padri nelle responsabilità di accudimento, della esperienza di congedo a parità di tempo fruito complessivo. Infine, le ricerche segnalano da un lato l’effetto positivo sul benessere dei piccoli della centralità delle cure genitoriali nel primo anno di vita; dall’altro che un lungo congedo genitoriale, quando è utilizzato da un solo genitore, di fatto la madre, ha conseguenze negative di medio e lungo periodo sulle chances professionali e il reddito di questa. Alla luce di questi due fenomeni, ci sono buone ragioni per concentrare prioritariamente l’attenzione sugli strumenti per incoraggiare la ripartizione del congedo genitoriale tra padre e madre e per favorirne un uso flessibile, che consenta di combinare in modi diversi cura da parte dei genitori e cura non famigliare, ed anche congedo e lavoro remunerato.

    Certo, si può discutere sul trade-off tra obiettivo di riequilibrio delle responsabilità materne e paterne e obiettivo di garantire un ampio tempo di cura genitoriale ai neonati. In contesti in cui c’è una quota riservata, infatti, se il padre non la prende il bambino ha meno tempo genitoriale a disposizione. Ma questo avviene anche quando la madre non prende tutto il congedo o non lo prende affatto, perché non ne ha diritto o perché non può permetterselo. Quindi il problema vero è creare le condizioni – economiche, di rapporto di lavoro – per cui padri e madri abbiano diritto ad un tempo di cura e possano fruirne senza temerne conseguenze negative sul proprio reddito e sulle proprie chances lavorative.

    Riferimenti

    Sullivan, Oriel, Scott Coltrane, Linda McAnnally, e Evrim Altintas Father-Friendly Policies and Time-use Data in a Cross-National Context: Potential and Prospects for Future Research, in: The Annals of the American Academy of Political and Social Science, 624, 2009, pp. 234-54

    Unicef, The childcare transition, Unicef, Firenze, 2008 http://www.unicef.ca/portal/Secure/Community/502/WCM/HELP/take_action/Advocacy/rc8.pdf

    fonte:
    http://www.ingenere.it/articoli/nuovi-padri-la-legge-e-il-congedo

  47. #49 di Francesca il gennaio 3, 2011 - 10:39 am

    Solo l’ altro ieri ho potuto vedere la puntata, tramite Internet. Mi interessava perché sono donna e non amo le discriminazioni, come voi. Però c’è una cosa che non mi è piaciuta: perchè una donna sana e robusta (non come me, purtroppo!) deve pensare di riuscire per forza a fare tutto, lasciando i suoi bambini dalla nonna? Il bambino ha bisogno della mamma. Soffrirei dentro di me se mio figlio considerasse sua madre la nonna, francamente. Sono d’accordo invece se una donna sceglie il part-time e decide di lavorare perché c’ è bisogno del suo contributo economico IN FAMIGLIA. Quando ti sposi e hai dei figl ti devi ricordare che NON SEI PIù SINGLE. Ma se faccio un bambin oè anche di mio marito, non solo mio quindi mi deve aiutare a crescerlo, nemmeno lui deve lavorare talmente tanto da poter vedere suo figlio solo per pochi minuti.

  48. #50 di micaela il febbraio 14, 2011 - 1:00 pm

    Ciao.. Io ho letto un pò tutto di corsa, ma vedo che tanti la pensate come me.
    Io da 8 mesi ho avuto il terzo figlio, e il mio pensiero più grosso adesso e come fare.
    Io ho un lavoro gia part-time ma turni misti,e lavoro sabato e domenica ,in questi giorni sto cercando, se esiste qualcosa che posso mostrare azienda per chiedere solo le ore di mattina, ma non si trova nulla …il problema non la più piccola ma sono i gradicelli.
    Io ho deciso per lore di fagli fare qualche sport e se inizio a lavorare co n i miei orari è inpossibile,poi con la maggiore che va a scuola va seguita…
    Io non voglio rimanere a casa in questi tempi è da stupidi lasciare un lavoro sicuro,e poi mi piace lavorare chiedo solo turni più giusti per godere i mie bimbi,se conoscete qualche sito con scritto qualcosa di utile mi aiutate ….grazie
    bay Micaela

  49. #51 di mario staffaroni il luglio 18, 2011 - 11:58 pm

    Che ci fa un uomo in questa lunga lista di partecipate riflessioni a dominanza Donna? Un infiltrato? più semplicemente un uomo che cerca, per quel che può di farsi un’idea unitaria di nazione reale, dei suoi e dei suoi disagi. Convinto che i grandi cambiamenti positivi avvengono sempre in alleanze larghe. In questo caso penso necessarie anche di genere. Per vincere. L’uomo del cambiamento da solo non vince. La donna del cambiamento da sola neppure. Temo. Ecco dove è la buggeratura maschile? Ancora aiuto per poi non cambiare niente? Dipende. Dipende dal patto. Se nel patto ci fosse donna uomo al 50 cinquanta sin dalle candidature e negli organi esecutivi indistintamente, Governo incluso, se nel patto ci fosse le Riforme più importanti e concordate, varate entro 360 giorni, se nel patto ci fossero anche sotto trentenni in ruoli rilevanti, anche di Governo, chissà.. forse cambierebbe.
    Vedete, giorni fa leggevo un accurato servizio sullo stato dei diritti della donna nei cosiddetti Paesi emergenti, India ed altri: una delusione dicevano le interessate, un tradimento. Che intendo dire, ai diritti della donna non basta lo sviluppo. Credo occorra anche una Legislazione ed uno Stato leale e coerente. Dunque alla Donna italiana serve anche a lei uno Stato Riformato e dal profondo. Non basta che l’Italia torni a crescere. Questi passaggi credo si possano fare solo in alleanze larghe e convergenti. Anche di genere. Senza nulla togliere alla preziosa autonomia di quel che fate e farete. Avanzare anche separati, magari, ed agire uniti. Negli obiettivi concreti. Donna uomo. Che ne pensate? Il tempo stringe, l’Italia si sfascia se non si riunisce…anche nelle volontà positive di genere. Certo il mio è un piccolo pensiero, ma tanti piccoli pensieri possono arrivare a dar da pensare ad altri. Chissà.
    Ho ricambiato ieri l’ospitalità riportando nel mio twitt una testimonianza riferita da Dacia Maraini che cito a memoria. Ho 28 anni e vorrei avere un figlio. Ma non posso. Mi hanno detto che se rimango incinta mi licenziano. Mi sono vergognato di questo Stato maschile cattivo e suicida.
    Buon lavoro, spero che continuiate comunque, e, scusate “l’intruso”. Cordialmente,
    mario staffaroni

  1. Adesso tocca a noi — Visto d'Amé

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